Il Parlamento europeo approva la risoluzione sulla modifica dei trattati, per un’Unione con più forte capacità d’azione. Urgente il rilancio di un dibattito pubblico sul futuro dell’Europa verso le elezioni europee 2024.
di Luigi Di Marco
Dando seguito alle proposte della Conferenza sul futuro dell'Europa, il 22 novembre il Parlamento europeo in sessione plenaria ha approvato la risoluzione sulla modifica dei trattati europei. Al di là dei contenuti, importanti, delle proposte votate dal Parlamento, va segnalato come il processo avviato con la Conferenza (chiusasi l’8 maggio 2022), che secondo molti non avrebbe prodotto risultati, stia invece procedendo, anche se con tempi rallentati a causa della priorità assegnata dalle autorità europee alla gestione della pandemia prima e della guerra in Ucraina dopo.
Le proposte di modifica messe nero su bianco a partire dal vigente testo del Trattato di Lisbona hanno raccolto “formalmente” un’adesione ampia dei gruppi politici del Parlamento, da sinistra e verdi fino al Partito popolare europeo (Ppe), ma al momento del voto finale lo scarto tra i voti favorevoli e quelli contrari alle proposte di modifica è stato molto meno ampio di quello che avrebbe dovuto essere: infatti, la risoluzione è stata approvata con 291 voti favorevoli, 274 contrari e 44 astensioni. Si tratta di un altro segnale della divaricazione che si sta registrando tra le forze dell’attuale maggioranza su questioni centrali per il futuro dell’Unione, come il Green Deal (si veda il recente voto sulla questione degli imballaggi e dello stop ai fertilizzanti).
Il Parlamento europeo spiega nelle premesse come la scelta di modificare i Trattati sia necessaria per rimodellare l'Ue in modo da rafforzarne la capacità di azione, nonché la legittimità democratica e l'assunzione di responsabilità anche al fine di far fronte più efficacemente alle sfide geopolitiche. L’inadeguatezza del processo decisionale dell’Unione appare evidente specialmente in seno al Consiglio, composto oggi da 27 Stati membri ognuno dei quali, su molte materie rilevanti, ha il diritto di veto. In particolare, il Parlamento considera inevitabile una riforma a favore del voto a maggioranza anche nella prospettiva di futuri allargamenti ad altri Stati, che potrebbero complicare ulteriormente l’efficacia e la rapidità di risposta dell’Unione nell’assunzione delle decisioni.
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